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Non abbiate paura della tenerezza
Le parole di Papa Francesco arrivano dritte al cuore di Antonio. A soli 39 anni, ammalato di SLA, toccato dalla tenerezza con cui il Papa parla di Dio, trova il coraggio di raccontare la sua vita, la sua esperienza con il limite di una malattia di cui non ha più paura. Circondato dall’amore della moglie, dei figli, degli amici, Antonio scrive la sua storia di tenerezza, di speranza, di abbracci, di incontri, dettandola con gli occhi, grazie a un tabellone alfabetico, ideato dai suoi amici più cari, Mauro e Stefania. Il libro sarà distribuito gratuitamente perché il dono più prezioso che Antonio ci lascia in eredità è la sua fede autentica, testimoniata giorno dopo giorno in uno straordinario percorso segnato da una malattia che gli ha paralizzato anche il sorriso, ma non il suo cuore, non la sua anima che in continua battaglia cerca Dio. E lo incontra.
“A me di sano – scrive Antonio – sono rimasti solo il cervello e gli organi di senso”, eppure gli bastano per assaporare il miracolo della vita, per sentire il suo profumo, per vedere la luce, per ascoltare una parola nuova e toccare con mano la presenza di Dio, la sua tenerezza: “Sono Risorto da quando sono stato posseduto dalla SLA e risorgo ogni giorno nell’abbraccio di un innamorato. Questa è la mia fede… e la sua tenera resurrezione”.
Sì, inchiodato alla sua croce, Antonio risorge, perché la resurrezione comincia qui ed ora per chi, capace di lasciarsi alle spalle la tentazione di una vita senza senso, sa donare se stesso al Signore. Nella sua tenerezza di Parola, nel Vangelo della beata speranza, Antonio trova la forza per rialzarsi dalle sue paure e dalle false sicurezze che deviano il cammino della nostra esistenza. Comprende, allora, che il suo corpo, seppure paralizzato, è dimora dello Spirito, impaziente di straripare nella sua anima: “Ho imparato che il Vangelo della mia sofferenza è soltanto il Vangelo della tenerezza di Dio che è venuto a visitare la mia casa… anzi mi piace pensare che da quando mi sono ammalato non sono più solo perché il Signore vive in me, nella mia stessa malattia, co-inquilino della mia stessa casa”. E nella sua casa, grazie alla sua testimonianza, quella vera dei più deboli, la fede germoglia nella sua famiglia e Antonio la osserva e la vede crescere nei piccoli gesti quotidiani della moglie che lo accudisce, del figlio che gli rimbocca le coperte, della piccola Rosaria che lo coccola. In ogni gesto d’amore dei suoi cari, Antonio si sente abbracciato da Maria, la fanciulla di Nazareth che stringe il suo bambino tra le braccia: “Anche io mi sento abbracciato dalla mia mamma… una mamma che si chiama SLA e mi fascia ogni giorno con la sua presenza”.